La mente nello sport

Ogni sportivo sa bene che per realizzare una prestazione di valore occorre sempre un gran lavoro.

Ogni sportivo sa bene quanto impegno e concentrazione siano necessarie.

E ancora, ogni sportivo sa bene che gli aspetti da curare sono tanti: dalla preparazione fisica a quella tattica, dall'attenzione al proprio gesto tecnico alle strategie di gara.

Ciascuna di queste aree è come un tassello del puzzle: deve combaciare con precisione con tutto il resto.

Nulla può essere lasciato al caso o all'improvvisazione. Perché come molti agonisti hanno imparato sulla loro pelle: l'imprevisto è sempre dietro l'angolo.

Eppure, in questa grossa mole di lavoro, qualcosa si perde sempre e si tralascia. Durante una gara il nostro corpo è padrone del palcoscenico, soggetto e protagonista della scena; ma ciò che lo governa e gli permette di adattarsi agli eventi è qualcosa che è meno visibile agli occhi.

Si tratta di un fattore molto spesso decisivo, la nostra mente.

Le ricerche ci dicono che ciò che pensiamo ed immaginiamo influenza il nostro corpo e le nostre risposte fisiologiche, con un effetto diretto sulla prestazione sportiva, in positivo o negativo. Questo avviene perché la nostra mente condiziona il funzionamento del corpo attraverso una serie di reazione biochimiche che alterano i parametri fisiologici globali (frequenza e variabilità cardiaca, stimolazione ormonale, temperatura, vasocostrizione periferica, tensione muscolare, alterazione respiratoria etc).

Saper riconoscere queste reazioni è il primo passo per la crescita come atleta.

Cosa succede se non lo facciamo?  È chiaro, saremo in balia di noi stessi e delle nostre reazioni. Un atleta che non è allenato a conoscere i propri stati mentali parte decisamente in svantaggio rispetto l'avversario. Perdere le competizioni, forse, è il danno minore. Perché se si vive male il proprio Sport si possono manifestare sintomi in vari apparati del corpo: muscolare, respiratorio, cutaneo, cardiovascolare e neuropsichico.

La metafora più adatta è quella del fantino e del suo cavallo: "un purosangue prestante, seppur vigoroso e potente, non può farcela da solo, ha bisogno di un fantino che sappia gestire la forza enorme dell'animale, instaurando un buon rapporto con lui, dirigendolo con dolcezza e fermezza delle briglie".

La nostra mente deve quindi diventare il nostro fantino, che dirige e coordina il corpo durante la gara, lo attiva e lo rilassa a seconda del momento.

Tutto questo in armonia con le proprie emozioni e con un atteggiamento di fiducia orientato all'obiettivo.

Ecco alcune aree in cui possiamo lavorare assieme: 

Sport Vision Training
Mental Training