Nella maratona, l’ostacolo non è sempre (e solo) il corpo. Molti atleti infatti possono sperimentare un calo di performance che nasce da un “riverbero” disfunzionale del pensiero: un blocco che emerge in un momento preciso di gara e gli impedisce di esprimere il potenziale. 

Cos’è il biofeedback e perché è utile ai runner

Il biofeedback è una tecnica psicofisiologica che permette di acquisire consapevolezza e controllo volontario su funzioni normalmente regolate in modo autonomo (per esempio: frequenza cardiaca, temperatura periferica, conduttanza cutanea, tensione muscolare).
Tramite strumenti che restituiscono in tempo reale un feedback visivo dei parametri misurati, la persona impara gradualmente a influenzarli consapevolmente, migliorando l’autoregolazione e riducendo i livelli di stress e di attivazione autonomica. Per l’atleta di endurance questo significa più stabilità mentale nelle fasi critiche e un profilo fisiologico più efficiente sotto sforzo.

 

Percorsi di Mental Training

HRV: la variabilità della frequenza cardiaca spiegata bene

Evidenze scientifiche su biofeedback e ansia negli atleti

 

Benefici chiave per i maratoneti (3 aree)

  1. Gestione ottimale dello stress competitivo
    Con il biofeedback gli atleti imparano a regolare volontariamente l’attivazione autonomica, riducendo ansia e stress pre-gara. Una minore attivazione simpatica e una maggiore influenza parasimpatica favoriscono
    stabilità attentiva ed efficienza esecutiva in gara.
  2. Miglioramento della resilienza psicofisiologica
    Allenare e monitorare la HRV migliora la capacità del corpo di adattarsi agli stress intensi dell’allenamento e alle richieste della competizione. Atleti con HRV più alta tendono ad avere recupero fisico e mentale più efficace dopo sforzi prolungati come quelli della maratona.
  3. Prevenzione del sovrallenamento e recupero più efficace
    Valori cronicamente bassi di HRV possono segnalare affaticamento e scarsa capacità di recupero. Il monitoraggio della HRV aiuta atleta e allenatore a personalizzare i carichi, prevenendo cali di prestazione e potenziali infortuni.

Pensieri intrusivi, stress e prestazione: il quadro psicofisiologico

Gli studi di Hans Selye sulla sindrome generale di adattamento mostrano che anche gli stimoli psicologici possono attivare i meccanismi dello stress: nel breve termine aumentano adrenalina e noradrenalina, nel lungo termine il cortisolo.
Se protratto, l’eccesso di stress ha conseguenze negative per l’atleta: dall’ipertensione alla perdita di massa magra, fino alla riduzione della risposta immunitaria. In questo quadro, elementi come rimuginio, ruminazione, insicurezza percepita e conflitti interpersonali possono alterare in profondità l’equilibrio psicofisico e incidere sulla performance.

Quando rivolgersi a un professionista

Se la situazione diventa cronica e destabilizzante — con pensieri svalutanti, credenze fortemente limitanti, dialogo interno giudicante o tendenza a reprimere le emozioni — è opportuno intervenire con un professionista della salute mentale formato sulle dinamiche disfunzionali della mente. In questi casi la priorità è salvaguardare il benessere mentale (e, di conseguenza, fisico), prima di qualsiasi obiettivo prestativo.

Integrare biofeedback e HRV nell’allenamento di maratona
Per i maratoneti, l’integrazione di biofeedback e monitoraggio HRV rappresenta uno strumento scientificamente fondato per massimizzare la prestazione. La combinazione permette di promuovere un miglior adattamento fisiologico e mentale agli stimoli allenanti e di ottimizzare il recupero nelle fasi di costruzione e dopo i picchi di lavoro.
In sintesi, allenare l’autoregolazione con feedback in tempo reale, osservando la HRV come indicatore di stato, aiuta a equilibrare la risposta allo stress, contenere il dispendio energetico non necessario e preservare il benessere dell’atleta lungo tutto il ciclo di preparazione e gara.

 

Per conlcudere

La maratona è un laboratorio ideale per osservare l’interazione tra mente e corpo. Le evidenze su biofeedback e HRV mostrano che è possibile ridurre ansia e iper-attivazione, aumentare la resilienza e prevenire il sovrallenamento, con effetti tangibili sulla stabilità di gara e sulla qualità del recupero. Parallelamente, il lavoro sui pensieri disfunzionali rimane cruciale: senza benessere mentale, la performance perde significato e sostenibilità.

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