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Può capitare che, dopo un infortunio importante, l’atleta sia costretta/o a fermarsi, e sopraggiunga una forte paura. Quando possibile, il recupero è sempre difficile e richiede un percorso riabilitativo completo, che tenga conto della parte fisica e psicologica. Sarebbe possibile per uno sportivo, a capo di seri infortuni, riprendersi? E magari vincere l’edizione seguente delle olimpiadi, infrangendo record mondiali?

La domanda è provocatoria: sia Jacobs, che Tamberri e Vanessa Ferrari hanno sofferto di tremendi infortuni, che tuttavia non hanno poi impedito di ritrovare la miglior prestazione di sempre. Questo anche grazie ad un percorso di mental training su misura, praticato sul lungo periodo. La scienza, sempre dalla parte dell’allenamento mentale, pone l’accento sull’efficacia di alcuni metodi in gradi di rendere completo il recupero dell’infortunio. Andiamo a scoprire di più, insieme.

Mental coach sportivo e paura post infortunio

Come ho ribadito in uno dei miei scorsi articoli, noi siamo quello che pensiamo. I pensieri sono in grado di fare la differenza nel bene e nel male, migliorando la prestazione sportiva, o alimentando i timori dell’atleta, tra i quali ovviamente la paura dopo l’infortunio. 

Pare chiaro quindi che la psicologia dello sport e il mental coaching siano stati accostati con successo al recupero dell’atleta. Numerosi studi a supporto di quest’ultima ipotesi mostrano una grande efficacia di interventi di allenamento mentale sul recupero funzionale.

Secondo Caroline Heaney e colleghi, in pubblicato nel 2015 sulla rivista Physical Therapy in Sport , sarebbe l’educazione alla psicologia dello sport a fare la differenza. Nello studio (review) sono stati poi evidenziati alcuni punti critici fondamentali per supportare gli atleti:

  • Fornire una comprensione più completa possibile sui risvolti psicologici legati all’infortunio;

  • Progettare interventi che tengano conto della parte pratica legata alle skills psicologiche e alle tecniche di mental training utili.

Il tutto, ovviamente, in ottica situazionale. Così come non esiste un infortunio uguale ad un altro, allo stesso modo ogni atleta può subire ricadute psicologiche differenti.

E l’abilità di gestire le emozioni, che permette di gestire anche la paura dopo l’infortunio di qualunque entità, è una skill che non può mancare nel bagaglio del professionista, ma anche dell’amatore che voglia fare il salto di qualità.

Un esempio emblematico è la prima citata Vanessa Ferrari, che dopo i giochi di Rio, si sottopose ad un intervento impegnativo al tendine d’achille, che l’avrebbe costretta ad un lungo recupero.

Al ritorno post operatorio, in occasione dei campionati mondiali di Montreal, fu costretta ad un altro stop per la rottura, nuovamente al tendine d’achille.

Ed eccola di nuovo, a Tokyo 2020, con una forma psicofisica eccellente, fondamentale per vincere la tanto ambita medaglia. Una promessa che, secondo alcune voci di corridoio, la stessa Vanessa fece a se stessa dopo i giochi olimpici del 2015, e che portò a termine con determinazione nonostante i vari infortuni.

Le abilità mentali sono sempre fondamentali

Nei casi citati, abilità mentali come la resilienza e il self talk possono fare la differenza. Un mental coach sportivo, o mental trainer che abbia maturato conoscenze psicologiche a 360° è in grado di fornire training per amatori e professionisti, in base alle esigenze situazionali.

Se sei interessata/o, hai un dubbio/domanda, o vorresti indicarmi un argomento da approfondire nei prossimi articoli, non esitare a contattarmi. Sono sempre pronto al dialogo.