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Mental coach sportivo: una delle ricerche che va più di moda negli ultimi tempi su Google, a causa dei grandi successi degli atleti italiani. Prima il campionato europeo di calcio, poi gli straordinari risultati alle olimpiadi degli atleti azzurri. 

Articoli di più che conosciute testate giornalistiche nazionali hanno da poco iniziato ad interessarsi al mental training, e al mental coach sportivo, indicato come l’artefice delle vittorie nazionali. 

L’allenamento mentale non è una moda, bensì un solido universo di concetti teorico-pratici da sempre utilizzati nello sport. E io, da mental trainer e psicologo dello sport, ho cercato da sempre di divulgarne la scienza.

La tematica sulla quale viene spesso posto l’accento è la performance, il tanto amato risultato, percepito spesso come l’unica cosa che conti. In realtà, il mental training, svolto da esperti che abbiano conoscenze psicologiche approfondite, abbraccia una quantità infinita di variabili.

Il rapporto allenatore-atleta, la gestione del talento, agonismo, effetti dello sport su cervello e benessere, e molto altro. Se cerchi sul blog, o sul mio canale YouTube, troverai moltissime informazioni in merito. Ritorniamo, però, alla performance.

Il mental coach sportivo ha davvero giocato un ruolo rilevante nelle vittorie olimpiche di Marcel Jacobs, e degli altri illustri campioni?

Il mental coach sportivo e la performance mentale

Lo ripeto ormai da più di due anni, qui su Google e dovunque mi è permesso raggiungere nuovi utenti: mente e corpo sono due volti della stessa moneta. Quali sono i risvolti pratici di questa affermazione?

Se vuoi il raggiungere la tua miglior prestazione di sempre, devi allenare entrambe. Un atleta che svolge solo ed esclusivamente esercizio fisico e tattico, potrebbe avere gravi problematiche a gestire le emozioni.

La gestione delle emozioni è una delle variabili sulle quali è possibile intervenire, e migliorare. Perché, indipendentemente dal livello nel quale l’atleta gareggi, l’ansia sarà sempre presente. Così una gestione dell’ansia attiva diventa di fondamentale importanza.

Pensa a Marcel Jacobs, Vanessa Ferrari, Gianmarco Tamberi appena prima dell’inizio di una gara olimpica. Prova solo ad immaginare con quale impeto le loro emozioni possano fare la differenza, nel bene e nel male. La testa fa la differenza: come spesso mi piace ripetere, noi siamo quello che pensiamo.

E, attenzione, al significato delle parole: il termine “gestione” dev’essere adeguatamente compreso. Anche se negativo, uno “stato d’animo” non può essere combattuto ed eliminato.

Come partire in vantaggio?

Le emozioni sono il motore della vita, e lo stress ci ha permesso di sopravvivere ed evolverci come specie. Nei miei percorsi di mental training pongo spesso l’accento su tematiche simili, perché l’atleta che non allena la mente parte in svantaggio.

Ci sono due tipo di atleti: quelli che allenano la mente, e quelli che non l’allenano. Questi ultimi, saranno più facilmente influenzabili dalle emozioni negative, e mostreranno una resilienza minore davanti ai fallimenti. Perchè?

Molto semplice: nessuno ha fornito loro gli strumenti mentali per reagire. Chissà che, grazie all’aiuto di un mental coach sportivo, non possano migliorare anche loro.